L'adolescenza non è una malattia!

Spazio salute, marzo 2015

Durante il mio percorso formativo prima di di­ventare pedagogista, un professore universi­tario un giorno ha detto a noi studenti, in quel momento poco attenti al tema in discus­sione poiché nessuno ancora genitore: "Ri­cordate che l'adolescenza non è una malattia, ma un periodo di passaggio, di transizione tra una tappa e l'altra nella vita di un individuo." Devo averla, per mia fortuna, registrata con attenzione in uno dei miei " files" dell'epoca, poiché me ne sono prontamente ricordata il giorno che, come mamma, l'adolescenza è venuta a bussare alla porta di casa mia. L'adolescenza corrisponde a un periodo di riorganizzazione di ogni ragazzo/a dell'imma­gine che ha di se stesso e del posto che oc­cupa in seno alla famiglia e alla società. Philippe Jeammeti pedo-psichiatra francese definisce l'adolescente come: "Una barca presa nel mezzo di correnti che vanno in di­rezioni opposte; può anche sentirsi come una banderuola in balia del capriccio dei venti mu­tevoli, sui quali percepisce di non avere alcun appiglio. L'adolescente sa di non poter più re­stare ancorato al riparo del porto della sua in­fanzia, ma non per questo sa dove dirigersi; del resto, spesso desidera muoversi i direzioni opposte, se non addirittura in tutte le dire­zioni."

 

Va detto a sua discolpa che spesso l'adole­scente non capisce che cosa gli sta succe­dendo e i suoi genitori, spesso ...ancora meno! Genitori che non sanno di essere dei traghet­tatori, così come i docenti, gli allenatori, tutti gli adulti che hanno a che fare con i ragazzini in piena adolescenza.

Guardo regolarmente a questo tema come mamma e come professionista, dal punto di vista della pedagogia senza dimenticare che "questa adolescenza" può sembrare diversa dalla nostra o di quella dei nostri genitori poi­ché va anche guardata da un osservatorio so­ciologico, che in questa sede tralascerò di approfondire, dove la famiglia e quello che le concerne è mutata nel tempo.

Superare "indenni" questa non-malattia è accordarsi un percorso di separazioni con relativi lutti che ogni ragazzo/a deve fare per cre­scere: separarsi dall'infanzia, dai genitori, se­pararsi da ideali e aspettative...

JesperJuu12, terapeuta famigliare danese e at­tivo divulgatore sul tema dell'adolescenza, ama ricordare che ogni comportamento che l'adolescente fa... " non lo fa contro i genitori, lo fa per se stesso". Una frase che suggerisco ai genitori di scrivere e tenere a portata di mano, magari appesa sul frigo di casa, poiché aiuta a ricontestualizzare parole, gesti, aspet­tative e altro ancora. Davanti a una porta chiusa sbattendo, a un silenzio inatteso.. il ge­nitore che ricorda a se stesso che quanto il proprio figlio fa, lo far per poter crescere e non per "importunare in modo volontario" chi gli sta attorno, è un genitore che saprà ac­compagnare con autorevolezza il proprio fi­glio attraverso questo periodo della vita. Suggerisco in merito il romanzo di Michele Serra3, "Gli sdraiati", che ha suscitato attorno al tema dell'adolescenza ilarità e riflessioni in modo interessante, tanto da farne anche una pièce teatrale approdata nei mesi scorsi anche in Ticino.

A essere decisivo in questo cambiamento educativo, dove si è passati negli ultimi de­cenni da autoritarismo ad autorevolezza, non è tanto il contenuto, il COSA fare, ma bensì il COME farlo: non di cosa parliamo o per cosa litighiamo, ma come comunichiamo, com'è la nostra relazione. Sì, ma in che modo allenare il come a scapito del cosa?

Prendo volentieri in prestito a Jasper Juul una metafora che lui stesso ha preso in prestito dall'ambiente dello sport, quella dello spar­ring partner. Nel pugilato lo sparring partner è un avversario per l'allenamento che offre la massima resistenza arrecando il minor danno. Se torniamo ai nostri adolescenti, il genitore è lo sparring partner che permette al figlio di confrontarsi con il conflitto mettendo a dispo­sizione la giusta resistenza sotto forma di norme condivise, dialoghi, confronti... ma allo stesso tempo non "lo stende al tappeto" al primo colpo opponendo una resistenza spro­porzionata alla situazione. Il genitore che si sottrae a questa strategia, si sottrae al con­flitto privando il figlio di quella palestra di al­lenamento di cui ha tanto bisogno tra le mura di casa per poter crescere ed uscire.. nel mondo.

Juul ricorda inoltre come la scelta grammati­cale "vorrei" funziona dal panettiere o dal fruttivendolo; all'interno della famiglia si dice "voglio" dove questa scelta grammaticale non lascia spazio ad eventuali dubbi e fraintendi­menti. La qualità di un genitore non si misura in base al numero di regole che impone al fi­glio, ma al tipo di relazione che ha con lui quando queste non vengono rispettate: sono stato sufficientemente chiaro quando ho par­lato con mio figlio dei limiti rispetto a quel de­terminato tema? Ho espresso con autore­volezza le conseguenze nel caso in cui questi limiti vengono scavalcati? Ho verificato che mi stesse ascoltando e non avesse le orecchie ot­turate da dispositivi e musica a tutto volume? E come mi pongo nella relazione quando il conflitto è inevitabile?

A volte nella non chiarezza il genitore dimen­tica di rivelare di più di se stesso sotto forma di pensieri, emozioni, di opinioni e propri punti di vista sulla vita, sul mondo, anche se apparentemente irrilevanti. Durante questi momenti di scambio il genitore può conti­nuare (poiché avrà già iniziato con questa modalità molto prima...!) a proporre temi e discussioni che gli stanno a cuore, che ritiene fondamentali per continuare nel processo educativo con la convinzione che suo figlio sta scegliendo la "sua" strada e che ogni oc­casione di confronto può essergli utile per il "suo" domani. Non significa diventare gli amici dei figli, ma di essere giorno dopo giorno quegli sparring partners disponibili nel loro lavoro malgrado le avversità che l'adole­scente non mancherà di portare...!

Concludo con alcune "certezze sull'adole­scenza", certezze che trovate nel testo già ci­tato di Jasper Juul: "siate certi che vostra figlia/vostro figlio cederà a determinate tentazioni e vivrà una serie di esperienze dolorose; siate certi che vostra fi­glia/vostro figlio si sforzerà in tutti i modi di chiarire il suo rapporto nei confronti di alcol, hashish ed eventuali altre droghe, sesso, por­nografia e innamoramento; siate certi che vo­stra figlia/vostro figlio comincerà a distinguere tra gli argomenti di cui discutere con i genitori e quelli di cui discutere con i coetanei; siate certi che tutto ciò che vostra figlia/vostro figlio farà negli anni a venire, lo farà per se stesso e non contro i suoi genitori ...quest'ultimo punto... un vero mantra quotidiano per tutti i genitori in cerca di tranquillità: "non lo fa contro di me, lo fa per se stesso!"

 

Sonia Lurati

Per informazioni e richiesta di consulenza pedagogica rivolgersi a:

Sonia Lurati, Studio di consulenza pedagogica www.consulenzapedagogica.ch lurati.sonia@bluewin.ch

1] Ph. Jeammet, Adulti senza riserva: quel che aiuta un adolesente, Raffa­ello Cortina Editore, 2009

2] J. Juul, Sono grande abbastanza! Stare accanto a tuo figlio adole­scente, Urra, 2011

3] M. Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, 2013