Minori: genitori 2.0

Internet. La recente pubblicazione di un volume dedicato alla sicurezza e alla tutela dei nostri figli dai pericoli della rete, offre l'occasione per avviare un dibattito su un tema delicato e complesso, spesso sottovalutato dagli stessi genitori

di Amanda Pfändler, Ticinosette 06.02.2015

 

Si dice che essere genitori sia uno dei mestieri più difficili al mondo, se non addirittura il più difficile. Figuriamoci nell'era di Internet. Se infatti i giovani sono dei "nativi digitali"[1], i genitori in quest'ambito si trovano a muoversi in un contesto meno familiare: sono dei "migranti" digitali. Come per tutti i migranti, devono adattarsi, capire le regole scritte e non scritte, il linguaggio, i codici, la cultura del contesto con il quale — volenti o nolenti — devono confrontarsi. E questo fa paura, soprattutto se come genitori si ha l'impressione di non essere in grado di proteggere i propri figli dai pericoli di internet, pericoli di cui peraltro si sente parlare ogni giorno.

È proprio a partire da questa situazione, e per cercare di offrire a genitori (e figli) un aiuto, che è stato recentemente pubblicato Genitori nella Rete - Manuale d'uso in prospettiva tecnologica, pedagogica e giuridica (Armando Dadò, 2014). Tre autori per tre differenti punti di approccio al problema: Alessandro Trivilini, responsabile del Laboratorio informatica forense della SUPSI, Gianni Cattaneo, avvocato e docente SUPSI, e Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute Ticino. Collegato al manuale, il blog genitorinellarete.ch.
L'idea è quella di offrire ai genitori — "ma anche a tutte le figure professionali a contatto con le nuove generazioni" , indica la quarta di copertina — la risposta ad alcune delle principali domande che i genitori "migranti digitali" si trovano ad affrontare nell'educazione dei propri figli "nativi": come funziona Google? Se scarico un film commetto un reato? È giusto regalare uno smartphone a un bambino di otto anni? Come evitare che si trovi di fronte a immagini pornografiche? Che valore hanno le amicizie su Facebook? Cosa posso fare se mia figlia è vittima di sexting?
Nella sua introduzione l'avvocato Gianni Cattaneo sottolinea: "L'esperienza maturata a contatto con le vittime di , reati collegati a internet (...) mi ha condotto a concludere che il problema esiste ed è molto serio". Fortunatamente, indica il docente della SUPSI, "vi è una crescente attenzione sul tema dei rischi online, grazie all'attività informativa svolta dai media e a quella preventiva e di sensibilizzazione di scuole e altri enti, pubblici e privati, che si occupano di promuovere una cultura fondata sull'uso corretto e consapevole della rete. Ma non basta. Occorre adottare un approccio professionale e multidisciplinare (tecnico-giuridico-pedagogico), partendo dalla famiglia, passando attraverso la società civile, la politica e giungendo fino alla scuola. L'educazione alla sicurezza online non è oggi meno importante della sensibilizzazione ai pericoli della strada, che i bambini generalmente ricevono sin dai primi anni delle elementari".

Pericoli online e cyber-reati

Ma quali sono i pericoli che minacciano i nostri figli quando utilizzano le nuove tecnologie? E come individuarli e neutralizzarli? "L'aspetto più spiacevole è che, data l'internazionalità di internet e la frammentazione delle attività illecite, non di rado si rivela impossibile eliminare il problema alla fonte in modo da ottenere la rimozione di tutte le tracce online. La persistenza e la durevolezza della lesione costituiscono fattori di angoscia e di sofferenza gravi per i ragazzi e per le loro famiglie, per esempio, nel caso del cyberbullismo" . L'avvocato precisa che "non esiste un identikit della vittima. Tutti possono cadere nei tranelli tesi dalla rete. Certamente non contribuiscono positivamente fattori come l'inesperienza oppure l'assenza di regole, di dialogo e di punti di riferimento autorevoli in famiglia, oppure ancora carenti conoscenze tecniche e giuridiche, né tantomeno l'idea (tanto in voga quanto sbagliata) secondo cui internet è un mondo «al di sopra del diritto», che certe cose capitano solo «agli altri» e, comunque, «non in Ticino». Tali fattori portano ad assumere rischi eccessivi e/o a trascurare regole basilari di sicurezza informatica".
Non bisogna poi dimenticare che i nostri figli, oltre che vittime, possono a loro volta trasformarsi in autori di cyber-reati: "Dal mio punto di osservazione", indica Cattaneo, "riscontro ogni genere di violazione dei diritti della personalità, dall'immagine postata su Facebook senza il consenso delle persone ritratte, all'affermazione di fatti che ledono la reputazione altrui, come ancora la pubblicazione di informazioni private o personali. Assai frequente è la violazione del diritto d'autore, attraverso la condivisione ordine di opere protette oppure l'acquisizione da fonti illegali di software e video-giochi. Dal profilo del diritto penale, i reati lesivi della reputazione sono molto frequenti, così come il reato di pornografia dura e quelli contro la libertà personale (minaccia e coazione)" .
Ma che fare come genitore quando i nostri figli diventano autori di "crimini" virtuali, e come evitare che accada? "Quando si scopre che il proprio figlio ha adottato dei comportamenti illeciti, è fondamentale iniziare un percorso di conoscenza e di sensibilizzazione all'osservanza delle leggi e delle normali regole fondate sul rispetto degli altri e sulla convivenza civile anche nelle proprie relazioni online. Internet oggi fa parte del «mondo reale», per cui non vi è ragione di considerare accettabile online quello che mai si considererebbe tale offline" .

Genitori a rischio

Uno dei problemi nel rapporto genitori-figli-internet — precisa Alessandro Trivilini, è che i primi a "essere catturati nella e dalla rete" possono essere proprio i genitori: "Per i migranti digitali", spiega l'informatico, "internet rappresenta davvero una rivoluzione. Abituati a cercare informazioni fra gli scaffali delle biblioteche, si sono visti arrivare questo gigante digitale che consente loro di svolgere ogni tipo di pratica con pochi gesti della mano. E fra le innumerevoli opportunità che offre, spesso e volentieri vi sono situazioni a rischio che non vengono percepite come tali, perché offuscate da entusiasmo e soddisfazione dovute alle impressionanti capacità operative dello strumento digitale. Molti migranti preferiscono credere che in internet tutto sia possibile e che non esistano pericoli particolari (si sentono immuni da ogni problema, in fondo basta togliere la spina e tutto si ferma) fino al punto di inviare cospicue somme di denaro credendo davvero di aver vinto alla lotteria senza chiedersi a priori: «Come faccio ad aver vinto alla lotteria se non ho mai partecipato?». Prima di fare click dovrebbero usufruire degli aiutini che la vita pregressa ha dato loro: buon senso e prudenza. Solo il fatto di contare fino a 10 prima di fare click su un'immagine allettante ricevuta da apparenti amici virtuali, potrebbe rappresentare un buon punto di partenza".

Non capisco quindi non me ne occupo

Un altro atteggiamento problematico da parte dei genitori, è quello per così dire lassista: con la scusa di "non capire", di "non essere in grado di usare le nuove tecnologie" sem-plicemente non intervengono. E questo — spiega Cattaneo — può essere rischioso anche dal punto di vista penale: "È assolutamente necessario che i genitori si riapproprino del loro ruolo educativo e di protezione anche in relazione all'uso delle nuove tecnologie da parte dei figli. A questo fine, i genitori devono acquisire competenze sufficienti in campo tecnico, giuridico e pedagogico. Il Codice penale istituisce una sanzione a carico del genitore se questi viola il dovere di assistenza o di educazione verso il minore in modo tale da esporre a pericolo il suo sviluppo fisico o psichico. Dato che il web è un contenitore immenso di violenza e pornografia liberamente accessibili, è fondamentale impedire che i bambini abbiano un accesso incontrollato a dispositivi elettronici collegati a interneL Occorre quindi instaurare regole di comportamento, impostare una password di accesso e accompagnare le esperienze mediali dei propri figli".

La risorsa dell'esperienza di vita

Benché "migranti digitali" — spiega il direttore di Pro Juventute Ticino, Ilario Lodi — i genitori possiedono i mezzi per crescere ed educare i propri figli, e questo indipendentemente dalla conoscenza o meno delle nuove tecnologie: "Tutti sappiamo che gli adulti si occupano dei propri piccoli dalla notte dei tempi; oggi, però, sembra che l'esperienza dell'adulto non sia più sufficiente a rassicurare il giovane e — soprattutto, direi — a rassicurare se stesso. Ecco allora che bisogna maggiormente ricordare agli adulti quanto in effetti siano capaci di fare già oggi, a prescindere dalle competenze possedute o meno nell'ambito delle nuove tecnologie. Se l'uso delle nuove tecnologie a volte si rivela problematico è perché esso ci obbliga, in quanto adulti, a guardare prima ancora che ai nostri ragazzi, a noi stessi e a obbligarci a riflettere e a trovare delle risposte concrete ad alcune questioni magari semplici, ma di fondo, quali, per esempio, il senso del giusto e dello sbagliato, il bello e il brutto, l'opportuno e l'inopportuno così come ad avere una percezione di sé".

Istruiti a riconoscere i pericoli

È chiaro che i nostri figli non sono dei completi sprovveduti; pur essendo consapevoli dei pericoli di internet, i giovani non hanno però i mezzi — e l'esperienza — per riconoscerli nella realtà. I nativi digitali — indica Trivilini — "sono consapevoli che in internet si può essere facilmente adescati da pedo fili che usano finti profili; ciò che non conoscono sono le dinamiche impiegate per farlo, il grooming digitale[2]. Oppure sanno che circolano email false con l'intento di rubare i dati sensibili, ma non sanno come distinguere un sito vero da uno falso". Per il docente SUPSI, quindi, "i tempi sono ormai maturi per fornire ai giovani maggiori informazioni, anche tecniche, per iniziare a conoscere il dietro le quinte di questi fantastici giganti tecnologici affinché possano colmare la parte di conoscenza mancante che consentirà loro di muoversi con maggiore consapevolezza". Meglio formare, informare, piuttosto che vietare: "Molti genitori disorientati", indica Trivilini, "mi contattano per chiedermi come proteggere i propri figli dalle minacce in internet. Credo che il divario fra nativi e migranti digitali per molti genitori debba essere visto come una grande opportunità. Non tanto per conoscere come funziona Google o Facebook da un punto di vista puramente tecnico, ma bensì per scoprire il modo di pensare, comunicare e interagire con il mondo esterno (internet è globale) dei propri figli attraverso l'utilizzo di questi strumenti. L'atteggiamento «io-parlo-tu-ascolti» non credo che in questo contesto possa dare buoni risultati. Trovo molto più interessante capovolgere i ruoli, approfittando temporaneamente della loro dimestichezza e del loro entusiasmo per imparare da loro e soprattutto capire come percepiscono queste nuove tecnologie. Questo modus operandi consente di instaurare un nuovo canale di comunicazione fra genitore e figlio".

Dallo scontro all'incontro

Se è vero, in un certo senso, che sulla questione delle nuove tecnologie si sviluppa uno scontro generazionale, "non si tratta comunque", precisa il direttore di Pro Juventute Ticino, "di uno scontro cruento. Gli effetti di quello che potrebbe anche essere, oltre che uno scontro, un interessantissimo incontro sa-ranno tuttavia visibili, nella loro concretezza, solo in futuro e, immagino, concerneranno solo l'arco di una o due generazioni. Infatti, coloro che oggi sono giovani e che domani saranno genitori, potranno contare su competenze comunicative e di relazione legate alle nuove tecnologie che, oggi, gli adulti non hanno o possiedono solo parzialmente. Si tratta, in effetti, di rendersi conto che i nostri giovani stanno maturando e sviluppando un nuovo modo di pensare che scaturisce da una differente percezione della realtà sempre più filtrata dai media elettronici".
Nessun bisogno quindi di "demonizzare" le tecnologie digitali. Anche perché ormai fanno parte costantemente, in ogni momento, della vita dei nostri figli. Talvolta però diventa troppo e i genitori, come in tutte le situazioni della vita, devono porre dei limiti Pensiamo, per esempio, alla cena in famiglia: tutti chiacchierano tranne il figlio preadolescente che continua a scambiarsi messaggi con gli amici, estraniandosi dalla vita familiare... Ma anche, altro esempio, il fratello maggiore che pubblica su Facebook la foto del più piccolo che fa il bagnetto. Quella che le nuove tecnologie presentano diventa quindi "un'occasione educativa fenomenale. Basti pensare", spiega Lodi, "a cosa ci sarebbe da dire e da fare attorno al concetto di condivisione (lo stare insieme a cena), oppure sul concetto di privacy (se si pensa alla pubblicazione di proprie o altrui immagini). Non bisogna dimenticare che non c'è atto che non sia educativo, nel buono e nel cattivo senso del termine. Sta a noi adulti raccogliere l'occasione per farla diventare momento di relazione — appunto, educativa — con i nostri ragazzi. L'importante è prendersi il tempo per affrontare tutto ciò, e soprattutto avere la consapevolezza del fatto di essere capaci di farlo, senza timore di sbagliare o di commettere qualche sciocchezza".

Note

[1] Espressione applicata a una persona, in genere nata dopo il 1985, che è cresciuta con le tecnologie digitali come computer, Internet, telefoni cellulari, MP3 ecc. L'espressione è stata coniata da Marc Prensky nel suo articolo "Digital Natives, Digital Immigrants" apparso in On the Horizon, MCB University Press vol. 9, n. 5, ottobre 2001 (marcprensky.com).
[2] L'adescamento di minori sul web, a fini sessuali: l'adulto poten-ziale abusante "cura" (dall'inglese grooms) la potenziale vittima, inducendo gradualmente il bambino o ragazzo a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica.