"Ciò che metti in rete non lo controlli più"

Corriere del Ticino, 26.10.2015

II punto sui pericoli più diffusi dell'online

Dire che i ragazzi siano pervasi dalle nuove tecnologie e un can- dido eufemismo. Secondo i dati pubblicati in luglio dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS, il 98% dei giovani svizzeri tra i 12 e i 19 anni possiede un proprio cellulare (il 97% dei quali uno smartphone), il 99% ha accesso ad Internet a ca­sa e 1’89% ha un proprio profilo in una rete sociale, soprattutto su Facebook (vedi grafico). Una simile diffusione porta molti innegabili vantaggi, ma non può essere esente da rischi, questione di numeri. E proprio di questi pericoli si e parlato nel 3° forum nazionale per la protezione dell’infanzia e della gioventù dai rischi dei media, svoltosi a Bema qualche settimana fa. Abbiamo chiesto a Ludwig Gartner, direttore supplente e capo dell'Ambito Famiglia, generazioni e società, dell’Ufficio federale delle as­sicurazioni sociali, di fare il pun­to della situazione sui problemi più presenti nel nostro Paese.

 

Ludwig Gartner, i nostri ragazzi sono «malati» di nuove tecnologie?

«Diciamo che i dati ci dicono soprattutto che c’è stata una vera e propria esplosione nell’uso degli smartphone tra i ragazzi, ben al di sopra del 90%. Lo smartphone, notoriamente, permette l'accesso a Internet. Un tempo si poteva vigilare molto meglio sulla Grande Rete. L’accesso a Internet era possibile praticamente solo dal PC e il PC era più facilmente controllabile. Oggi i ragazzi si portano Internet in tasca e 0 controllo diventa pratica­mente impossibile. L’accesso a Inter­net e dappertutto».

Quali sono i fenomeni negativi che si riscontrano di più nel nostro Paese?

«Ci sono diversi rischi legati a Internet. Un pericolo che e reale e Internet 2.0, cioè una dimensione nella quale i gio­vani diventano attori, entrano massicciamente nella comunicazione. Tutto questo comporta delle insidie. Per cominciare, mettere delle informazioni su Internet richiede una grande vigilanza sulla protezione dei dati. E poi c'è il fenomeno del cybermobbing, per esempio. II fenomeno non è nato oggi, lo si conosce da molto tempo, ma con Internet la sua diffusione è diventata molto più potente e pervasiva. Le informazioni vanno velocissime e quando partono, chi le controlla più? Senza contare gli adulti che contattano i ragazzi su Facebook o su altre piattaforme sociali con scopi sessuali. Spesso i giovani non sanno chi si nasconde dietro i profili che vedono online».

Informazioni che sfuggono di mano, quindi: foto, confidenze, video. E poi, cos’altro vi allarma?

«Un secondo fenomeno, conosciuto da tempo del resto, è quello dei conte­nuti non desiderabili che possono fare paura, sia sui fronte della sessualità, sia su quello della violenza. O ancora dei messaggi inquietanti. Su Internet trovi di tutto, dall’elogio dell'anoressia all’appello dei jihadisti a partire a fare la guerra santa in Siria o in Iraq. Inter­net rende molto accessibili anche questi contenuti. E la sua potenza di diffusione moltiplica il pericolo». E i videogiochi?

«La questione non e legata direttamente a Internet, ma se ne discute molto. E noto che alcuni sono problematici, molto violenti. La preoccupazione di controllare l’accesso e 1’uso di questi videogiochi è molto presente. Un tempo ci si chiedeva come trovare dei sistemi di classificazione dei vide­ogiochi a seconda dell’età e come garantire che queste raccomandazioni fossero indicate nelle scatole dei vide­ogiochi. Oggi è un problema superato dai fatti, si prendono i giochi direttamente online».

Quali sono gli strumenti giuridici e di legge per evitare le derive indicate?

«C’è un problema per Internet sui pia­no internazionale. Ci sono pochissime regole applicabili. Sì, esistono quelle contro la pornografia pesante o la vio­lenza estrema: su quello c’è un divieto assoluto. C’è un accordo che permette di segnalare ai provider, cioè a coloro che danno l’accesso a Internet, i con­tenuti vietati per fare in modo che i giovani non possano avere accesso a questi contenuti. Ma la cosa diventa molto più complicata quando ci troviamo di fronte a contenuti leciti che pero, per esempio, non sono adatti a un pubblico di minori. In questo ambito non esistono regole ed è molto difficile un controllo. In ogni caso, a livello internazionale, ci sono discussioni, penso all'Unione europea, sui giochi online. L’organizzazione euro­pea per le informazioni sui videogio­chi PEGI, per esempio, collaborando con altri attori internazionali ha elaborato un sistema di classificazione per i giochi per telefoni portatili. E sta negoziando coi grandi fornitori (Google play, Apple store ecc.) perché venga utilizzato».